dancing in zero gravity

A volte le cose vanno così. Esci di casa col vestitino di seta e la collana di perle per andare al pranzo di famiglia e ti ritrovi per terra sul pavimento di un antibagno sconosciuto, a contorcerti per i dolori mestruali, con l'unico pensiero che hai bisogno del pavimento perché è freddo e tu stai sudando, hai voglia di strapparti i vestiti di dosso e di sbattere la testa allo spigolo del muro per vedere se si allenta la morsa alla pancia. 

Succede. A me però non era mai capitato e mentre i parenti a tavola parlavano di libri e musica io, nell'antibagno, ho vissuto momenti di panico. Sorvolo sui dettagli, ma non contemplavano i cuoricini . Tuttavia anche questa esperienza spiacevole ha avuto la sua utilità. Ho capito che in emergenza ho reazioni pronte e non prevedibili, e chi se ne frega della porta aperta, di chi passa, della carta igienica attaccata sotto il tacco, delle mutande all'aria, di piangere davanti a gente sconosciuta. 

Ma soprattutto ho capito che il mondo è ancora popolato da tante brave persone: l'uomo in camicia bianca che mi ha trovata sdraiata su uno scalino e si è voluto accertare delle mie condizioni e che ci fosse qualcuno con me, la mamma bionda che mi ha salutata gentilmente mentre vomitavo come la bambina dell'esorcista (a porta aperta, perché non avevo fatto in tempo a chiuderla), il personale della Premiata Trattoria Prati che si è attivato per procurarmi un antidolorifico e una sedia a sdraio sulla quale mi sono abbattuta per un tempo che non ho contato, finché l'antidolorifico ha fatto effetto. 

Poi mi sono ravviata i capelli e sono tornata a tavola coi parenti, anche con un certo aplomb. L'aplomb in queste circostanze forse è una delle mie specialità. E questa è un'altra scoperta interessante. 

pesci

(che c'entrano i pesci rossi? Niente. Però è un'immagine rasserenante, come la sensazione di essere circondata da brava gente)

Quando posso scegliere preferisco il giallo. 

Il venditore indiano al mercato di piazza Vittorio l'ha capito in mezzo minuto e mi ha fatto vedere ogni sorta di african print che avesse dentro il giallo. Giallo e marron, giallo e rosso, giallo e blu in tutte le versioni e i disegni. 

Ha vinto facile. Ho scelto il numero 3. Per 9 euro mi sono portata a casa 5 metri di stoffa del colore della felicità d'estate.

E adesso, questa stoffa a chi la do? Su Pinterest è aperta la caccia alle idee. Conoscendomi, sono abbastanza sicura che nessuna idea sarà realizzata in tempi brevi. Salvo questa skirt wrap che mi pare bellissima e semplicissima, e in sintesi un'idea geniale per utilizzare qualunque pezza di grande formato e di bella stampa. 

Certo, mica ho le gambe di una ventenne africana, io. Però sto per andare in vacanza e tra mare e musei la mia wrap skirt fai da te saprò portarla ;)

p.s.

La mia stoffa non è di pregiata fattura, non è di marca, non è top di gamma. E non ha neanche un nome. Però potrei darglielo: come fa la ditta olandese Vlisco, che fa stoffe bellissime. Alle stoffe e ai loro disegni - che nascono contrassegnate da un numero ma vengono poi "battezzate" con nomi evocativi e poetici da chi le usa - Vlisco ha dedicato un progetto di storytelling davvero intrigante.



Donna panciuta, del resto, è sempre piaciuta.

Illustrazione di Derek Erdman. Genio :D
Corro, corro, corro. Da un mese e più.

Qui un po' di surfate degli ultimi tempi:

Cose che NON puoi essere se vuoi avere successo in proprio, di Gioia Gottini. Da leggere senza impermalirsi.

Mio figlio è transgender.

Office hours with Ann Friedman, ovvero consigli per i primi anni di carriera, da una delle mie giornaliste preferite. Bisogna fare login, ma è gratis. In inglese.

Una città mappata dal basso: la sfida di Barcellona.

Come vestire bene in estate (una cosa che per me è molto difficile!).

Un progetto importante, audace, da sostenere. Io sto con la sposa, e voi?



Oltre a correre molto, in questo periodo ho anche scritto. Di nuovo, e tanto. Qualche link:

Più CSR per tutti: la responsabilità sociale d'impresa come via d'uscita dalla crisi.

La frutta di città e un progetto per non mandarla sprecata.

Quante cose si possono fare con dei tappi di plastica.

Giornalisti Nell'Erba, il nostro futuro.

Ho intervistato il sottosegretario Luigi Bobba. Qui e qua.

La prima volta che sono uscita col grafico avevo un maglione scucito sotto il braccio sinistro... (questo l'ho scritto mesi fa, basti pensare che avevo ancora i capelli lunghi :D Però è stato pubblicato questa settimana e mi è caro, perché è un tutorial di rammendo con mia madre, che per l'occasione si è riscoperta una lady e si è messa pure lo smalto rosso :D).

"Mamma, vado a fare un press tour"
"Che bello, e dove?"
"In un allevamento di polli"

E' una giornata calda, movimentata e colorata. Come Torpignattara, di cui scrivo oggi sul Corriere Sociale, cioè Sociale.Corriere.it, la nuova (online da oggi) sezione del Corriere della Sera dedicata alle "buone notizie" su sociale, terzo settore, volontariato. Torpigna, mon amour, si sta vestendo di murales d'autore, in un progetto che vede coinvolti una nota galleria d'arte, il comitato di quartiere, artisti bravi e famosi e proprietari di muri spogli. Obiettivo comune: regalare bellezza al quartiere, per farlo vivere meglio. 

Non è tutto: sabato 24 maggio, per il secondo anno, Torpignattara organizza Alice nel paese della Marranella. Dalle 15 alle 24, per le vie del quartiere, arte, musica, spettacoli, giochi, letteratura, danze, performance, installazioni, cinema sotto le stelle. Ci saranno Vauro, che presenterà il suo ultimo libro Storia di una professoressa, e il pioniere della street art internazionale Jef Aérosol, che regalerà al quartiere un'opera in situ e permanente.

Alice nel paese della Marranella è opera dei volontari del comitato di quartiere Torpignattara. E' una festa di quartiere che nasce in modo bellissimo, come racconta il video qui sotto che documenta il making of della prima edizione. 



Siete ufficialmente invitate e invitati!

Torpignattara è il punto dove Roma è più vicina a New York (come penso io) o a Londra (dice qualcuno, e non ha torto nemmeno lui!). Per arrivarci potete seguire i conigli bianchi che trovate in questi giorni sui marciapiedi di tanti quartieri di Roma. Oppure potete salire sul glorioso trenino giallo che parte dalla stazione Termini e arriva al Grande Raccordo Anulare. Fermata Torpignattara, naturalmente.

Infine, di/a/da/in/con/su/per/tra/fra Torpignattara segnalo anche Kingston, di Sandro Joyeux, starring i bambini della scuola Pisacane che è speciale perché... 





Perugia per me, da qualche anno, è tante cose. E' la bellezza medievale della città, maestosa come certe città appenniniche sanno essere. E' pioggia e sole d'aprile, tetti rossi, salette da colazione che sanno di tempi andati, scorpacciate di tutto ciò che è al tartufo. E di parole.  

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Welcome
A Perugia, da qualche anno, la domenica in cui finisce il Festival internazionale del giornalismo mi defilo da tutti gli impegni e spulcio il mercatino dell'antiquariato in piazza Italia, dove è tradizione che prima di ripartire compri una vecchia macchina fotografica o un paio di orecchini a clip. 

Questa volta, però, il mio appuntamento col mercatino salterà. 

Infatti sarò al  Festival internazionale del giornalismo la mattina di mercoledì 30 aprile, dalle 11.30 alle 13 nella sala Raffaello dell'hotel Brufani, per presentare le quattro inchieste realizzate dai 500 giovani giornalisti nell'erba che hanno partecipato al progetto Si fa presto a dire green indagando sulla greenicità di imprese e prodotti. Per tutti i dettagli sull'appuntamento cliccate l'immagine qui sotto (dove io sono quella con la foto più scarmigliata, ma meno male: nessun fidanzato è stato schiavizzato per realizzare nessuna mia immagine, e The Cut mi conferma che va bene così!). 

Sono un po' emozionata, come dico sempre in questi casi. Se passate di là mi fa molto piacere: palesatevi, e dopo ci prendiamo un pasticcino di riso e un caffè. Per seguire da casa: #greenicità


Ci sarò anche il pomeriggio del 30 aprile e la mattina del primo maggio per due altri appuntamenti di giornalismo ambientale organizzati da FIMA, la Federazione italiana dei media ambientali: un workshop sulla narrazione giornalistica delle tematiche verdi e un incontro su come comunicare il cambiamento climatico. Se passate di là... l'ho già detto :) 

1.4.14

Scrivere

"Lo scopo primario dello scrittore non è ciò che egli scrive. Il suo primo bisogno è di scrivere. Scrivere, cioè assentarsi dal mondo e da se stesso per farne, eventualmente, materia di elaborazioni letterarie. E' solo secondariamente che si pone la questione del "soggetto" trattato. Il soggetto è la condizione necessaria, necessariamente contingente della produzione di scritti. Non importa quale soggetto è quello buono purché gli permetta di scrivere. Per sei anni, fino al 1946, io tenevo un "diario". Scrivevo per scongiurare l'angoscia. Non importa cosa. Ero uno scrivente. Lo scrivente diventerà scrittore quando il suo bisogno di scrivere sarà sostenuto da un soggetto che permette e esige che questo bisogno si organizzi in progetto. Siamo in milioni a passare la nostra vita a scrivere senza terminare mai niente né pubblicare. Tu stessa c'eri passata. Sapevi, fin dall'inizio, che avresti dovuto proteggere indefinitamente il mio progetto". 

André Gorz, Lettera a D. Storia di un amore, Sellerio, 2008, pag. 30. 
23 febbraio

Immaginate un bagno piccolo. Anzi, molto piccolo. Per l’esattezza lungo e stretto: un metro di larghezza per 3 metri e 40 centimetri di lunghezza. Con uno dei lati corti occupato dalla porta e l’altro dalla cabina doccia. Sulla parete di destra, in fila, ci sono un termosifone, il lavandino, il bidet, il wc. Non c’è posto per la lavatrice, per un mobile e neanche per il cesto della biancheria sporca.
E’ il bagno del trilocale: piccolo e un po’ scomodo. Una ristrutturazione farebbe miracoli, però al momento non sono previsti lavori. Quindi, che fare? Su Trashic qualche stratagemma che abbiamo messo in pratica ultimamente (l'attaccapanni a fisarmonica era molto fotogenico, ma non c'è più).