dancing in zero gravity

1.4.14

Scrivere

"Lo scopo primario dello scrittore non è ciò che egli scrive. Il suo primo bisogno è di scrivere. Scrivere, cioè assentarsi dal mondo e da se stesso per farne, eventualmente, materia di elaborazioni letterarie. E' solo secondariamente che si pone la questione del "soggetto" trattato. Il soggetto è la condizione necessaria, necessariamente contingente della produzione di scritti. Non importa quale soggetto è quello buono purché gli permetta di scrivere. Per sei anni, fino al 1946, io tenevo un "diario". Scrivevo per scongiurare l'angoscia. Non importa cosa. Ero uno scrivente. Lo scrivente diventerà scrittore quando il suo bisogno di scrivere sarà sostenuto da un soggetto che permette e esige che questo bisogno si organizzi in progetto. Siamo in milioni a passare la nostra vita a scrivere senza terminare mai niente né pubblicare. Tu stessa c'eri passata. Sapevi, fin dall'inizio, che avresti dovuto proteggere indefinitamente il mio progetto". 

André Gorz, Lettera a D. Storia di un amore, Sellerio, 2008, pag. 30. 
23 febbraio

Immaginate un bagno piccolo. Anzi, molto piccolo. Per l’esattezza lungo e stretto: un metro di larghezza per 3 metri e 40 centimetri di lunghezza. Con uno dei lati corti occupato dalla porta e l’altro dalla cabina doccia. Sulla parete di destra, in fila, ci sono un termosifone, il lavandino, il bidet, il wc. Non c’è posto per la lavatrice, per un mobile e neanche per il cesto della biancheria sporca.
E’ il bagno del trilocale: piccolo e un po’ scomodo. Una ristrutturazione farebbe miracoli, però al momento non sono previsti lavori. Quindi, che fare? Su Trashic qualche stratagemma che abbiamo messo in pratica ultimamente (l'attaccapanni a fisarmonica era molto fotogenico, ma non c'è più). 

27.3.14

#comeleggoio

01 dicembre 2011 - P'tit

Come leggo io?

Leggo diversamente da una volta: prima mi interessava quasi solo il ritmo della scrittura, il modo di raccontare; oggi mi interessano anche storie e personaggi. Però cogliere il ritmo di un testo per me resta fondamentale, e se l'autore è straniero e conosco la sua lingua preferisco ascoltarlo in originale. In tutti gli altri casi stimo moltissimo i traduttori e per alcuni di loro nutro una riconoscenza particolare.
Leggo fluttuando tra interessi molteplici.
Leggo disordinatamente e se una lettura mi annoia mi avvalgo della facoltà di non finirla o di saltare le pagine, e non mi scuso.
Leggo di carta, adoro le librerie e i bravi librai, ma negli ultimi mesi la mia voracità e lo spazio limitato del trilocale hanno fatto diventare l'e-reader, rapidissimamente, un mai-più-senza.

Leggo, e come lo faccio è una dichiarazione di poetica. Non sono la prima a dirlo, ovviamente, ma quando ho incontrato Federigo Tozzi - anche se il suo "come leggo io" è diverso dal mio - mi ci sono ritrovata.

E voi, come leggete? 


13 gennaio

Quando leggo, mi piace condividere. Ho la fortuna di poterlo fare spesso dal vivo con le persone che ho intorno, ma mi piacerebbe lasciare qualche appunto anche quassù, per ricordarmi delle mie letture e scambiare impressioni e consigli.

Così ho pensato di inaugurare #comeleggoio, altra "rubrica" di questo blog che a cadenza circa mensile mi aiuterà a tenere il conto di tutti i libri che accumulo in pile sbilenche sul comodino e - spero - anche a portare a casa anche tanti consigli di lettura che mi dischiudano nuovi mondi di pagine da sfogliare.

Intanto, qui sotto, ecco cos'ho sul comodino in questo momento.

27 marzo

Nelle foto in alto, la Libreria Sant'Agostino, un posto speciale.

P.s.: #comeleggo io ha le sembianze di un hashtag, quindi potremmo pure usarlo per scambiare suggerimenti e "cose di libri" su Twitter e Instagram .
"What would you do if you ran out of water? Would you become one with your couch, pizza in hand, watching movies all day long, leaving it to the fates to decide if you’ll ever drink water again? I think not." How to survive creative burnout, di Scott Berkun: una lettura... da rileggere. 

Perché si può stare anche cinque anni senza scrivere, com'è successo a Gipi, che l'ha raccontato pochi giorni fa alla libreria Giufà di Roma, presentando il suo nuovo libro, Unastoria. La storia di un uomo che va in pezzi. Però, poi, ritornano. 

Le donne, quando si incontrano, si guardano sempre le scarpe. Ma alcune si guardano dentro i carrelli della spesa. Come succede in Quattro etti d'amore, grazie, di Chiara Gamberale: aliene si scrutano al supermercato e immaginano una la vita dell'altra. Il libro, a sorpresa, l'ho trovato molto bello. Forse perché riguarda un tema che mi è caro, l'alienità. (penso di voler dedicare un post apposito ai libri, però. Se ritrovo la voglia di scrivere, prima o poi lo faccio). 

L'avevo appena scoperta (grazie a Chasinghygge) ma già se ne va: Andrea, scrittrice, vive nei boschi con marito e figli ed è una blogger "ciclica", un po' nomade. Ogni due anni lascia il vecchio blog e ne apre uno nuovo. La capisco :D 


E a proposito di Barbie, Yes we Ken: una foto bellissima, come la storia che ha. 

ovvero, il meglio della settimana secondo me 


Vi dico la verità: in questo periodo mi fanno fatica tante cose, anzi praticamente tutte, dalla a di alzarmi alla s di scrivere. La causa, sembra assodato, è da rinvenirsi nel mio emocromo. Per citare la dottoressa Graziottin, "l'anemia da flussi abbondanti è una delle cause più trascurate di debolezza, di astenia, di irritabilità, di sguardo grigio sulla vita, di vera e propria fatica di vivere, che colpisca le donne". L'avevo già sperimentato nell'orrida estate 2009, ma ora ne ho la riprova: la carenza di ferro ha effetto anche sulle funzioni psichiche. Ecco perché ho dato di matto quando la cassa automatica dell'Auchan si è impuntata bloccando la mia transazione. Buona notizia: non sono diventata pazza, è che mi manca il ferro.  

In attesa che gli integratori di cui mi sto obbedientemente rimpinzando facciano effetto (magari mi godrò una bella ripresa in concomitanza con la primavera. A maggio sarebbe perfetto, grazie: adoro maggio), concedetemi di pensare e scrivere post di convalescenza molto leggeri. Come questo, che si ispira al meglio della settimana di Parola di Laura e al surfing sunday (#SS) di Siro, pigliando opportunamente dall'uno e dall'altro. In particolare cito Siro (da cui riprendo anche il surf) per anticiparvi che surfing in zero gravity, rubrica di segnalazione di belle letture dal web, aspira ad avere cadenza settimanale e ad uscire nel weekend, ma in realtà avrà periodicità ad mentula canis. In più non è detto che le letture che segnalerò saranno ultrarecenti. E poi, occasionalmente, mi concederò la licenza di segnalare non solo letture ma anche "cose": eventi imperdibili, progetti lodevoli, iniziative da applausi. In ogni  caso, ci siamo capiti: lo scopo è condividere. 

Quindi, dopo gli illuminanti post della dottoressa Graziottin sulla fatica di vivere come conseguenza dell'anemia e della carenza di ferro, questa settimana segnalo:

qualche lettura che mi ha colpita


- 10 cose da sapere se vuoi uscire con un graphic designer (non l'ho scritta io ma confermo che è molto vera :D ) 

- "Nessuno di noi parla o scrive sempre la stessa lingua. Quando faccio lezione non dico mai 'chi se ne frega', cosa che mi capita di dire a casa. Anche se i miei studenti - beata ingenuità - ritengono che sia un'ipotesi del tutto impensabile". Lo dice Luca Serianni a Repubblica (ci sono arrivata via Il Correttore), e io sono stata una di quegli studenti ingenui. 


- Nascere e partorire: sì, ma come? Una riflessione di Caia Coconi su un tema che sta molto a cuore anche a me, che non ho mai partorito ma in qualche studio medico mi sono sentita lo stesso violata. 

qualche progetto che mi piace


- A proposito di medici: lo specialista che non rilascia la ricevuta fiscale, quello che consiglia di fare ulteriori esami nella sua clinica privata "per sicurezza" e altri casi di zelo medico indirizzato al guadagno li conosciamo, purtroppo. Però esistono anche i medici "ribelli", quelli che antepongono la salute dei pazienti al profitto: li sta raccontando in un libro Andrea Bertaglio, bravo giornalista "ambientale, diciamo così". Il progetto è autofinanziato. Per saperne di più, andate sulla pagina Facebook di Medici ribelli LIBRO. Per contribuire (e magari riservarvi una copia del futuro libro), su Produzioni dal basso

- La Piccola Orchestra di Torpignattara è multietnica e giovanissima. Non per niente suona nel mio quartiere, che oltre a essere il posto dove Roma è più vicina a New York è anche un grande laboratorio di futuro. Questi giovani musicisti stanno raccogliendo fondi con il crowdfunding per poter girare il videoclip di Il mondo in tasca, un brano del loro primo disco scritto a quattro mani da un membro del gruppo e dal rapper Amir Issaa. Gli servono 1700 euro, e devono raccoglierli entro i prossimi 5 giorni. Sono a quota 980: li aiutiamo? Basta una piccola cifra (se volete un pubblico ringraziamento, donate 20 euro e entrerete nei titoli di coda del video). 

- Guardate che bello questo progetto di Giornalisti Nell'Erba a cui sto collaborando. La Regione Lazio l'ha premiato come "progetto Fuoriclasse". La spiega di tutto la trovate sul sito di gNe. Il 20 marzo all'università di Roma Tor Vergata c'è il terzo workshop: se volete partecipare o curiosare, fate un fischio. Per seguirci su Twitter: #greenicità. (questa è la cosa in corso di cui parlavo nell'altro post)

Da ultimo una cosa che non faccio quasi mai: mi segnalo. Per Giornalisti Nell'Erba ho seguito la presentazione di una proposta di legge per introdurre l'educazione ambientale come materia obbligatoria nelle scuole dei piccoli. Ottima idea, ma chi formerà i formatori, in un paese dove di ambiente non parlano neanche i grandi giornali? Dite la vostra.

Con questo, per ora, è tutto. Vado ad assumere l'acido folico della sera. Buon weekend. 




Sì, lo so, certe cose bisognerebbe annunciarle prima che accadano, ma in periodi fitti come questo tutto andrebbe fatto ieri (e quindi annunciato l'altro ieri). Così mi perdonerete se condivido alcune novità già in corso, una imminente e una che - fiù - deve ancora venire. 

Cominciamo dalla cosa imminente: fra poco più di un'ora dieci giovani Giornalisti Nell'Erba saliranno come inviati speciali sulla torre di controllo dell'aeroporto Leonardo Da Vinci di Roma e andranno a vedere come funziona una struttura del genere e come fa funzionare un grande aeroporto.

Io li invidio un po'! Hanno promesso che ci racconteranno tutto: con articoli e interviste, ovviamente, ma anche con qualche anticipazione via Twitter e Facebook. Quindi connettetevi e seguiteli.

Ma prima di tutto, visto che abbiamo ancora un'ora e un po', se avete domande da affidare agli inviati, scrivete a info@giornalistinellerba.org o twittate @gNellerba e i giovani reporter le faranno a vostro nome. 

La cosa in corso e quella che deve ancora venire saranno annunciate in un altro post :) 
Cucinare, piantare un fiore in un bicchiere di vetro, recitare una poesia, scriverla, il rossetto sulle labbra, uno chignon biondo, frutta, colori, il gesto semplice di farsi un caffè. Come si resta - e si continua a sentirsi - donne, quando si è ristrette in un luogo che comprime la libertà, le azioni, la mente?  Le detenute della casa circondariale femminile di Rebibbia raccontano i loro antidoti al carcere in Ricci, limoni e caffettiere. Piccoli stratagemmi di una vita ristretta (Edizioni dell'Asino, 2013).

"Abbiamo deciso di scrivere questo libro non solo per raccontare cosa significa essere donne in carcere, ma anche perché volevamo parlare di donne, tramandare i loro stratagemmi. Quelli ci aiutano a vivere qui dentro”, raccontano. Hanno scritto e si sono commosse, sono state in silenzio e hanno anche ballato, perché "a volte scrivere richiede sforzo, richiede lasciarsi ubriacare di allegria".




Dancing in zero gravity si è cambiato d'abito. Il tocco di giallo e di femminilità di cui fa sfoggio è opera di Natalie Nedelkovska di La Designerie. Lavorare con lei è stato un piacere: Natalie è discreta ma presente, veloce, precisa. Quindi: grazie, Natalie! 

A proposito di vestiti nuovi, c'è un progettino a cui sto pensando e che (coi miei tempi) metterò forse in cantiere prossimamente. Parla di vestiti, di storie di vestiti, di essenzialità. Sarà un divertissement (ovvio: mica intendo spacciarmi per fashion blogger così, di punto in bianco!), e forse è proprio per questo che mi piace pensarci. 

Ha un vestito nuovo anche la cucina del trilocale: con una palette tutta al maschile, pensata dal grafico, che non mi dispiace per niente. La color story, quando la scriverò, avrà per sottotitolo "cose di casa da far scegliere a lui". Coi miei tempi, anche qui, prima o poi posterò qualche foto. Per ora un'anteprima al peperoncino, pianta della fortuna, per augurarci buon anno. 



color stories
That's amore: aprirsi all'imprevisto. All'imprevisto cromatico, anche: al verde mostarda (o forse è più verde crema di fave?) nell'ingresso del trilocale. Imprevisto, perché a me il verde chiaro piace ma non l'avevo mai trovato un colore da ingresso di casa. Se è per questo non avevo nemmeno mai considerato il color melanzana un colore da cucina... ma questa è un'altra storia e ne parliamo un'altra volta. Verso la fine della settimana, forse.