12.9.13

David Foster Wallace





"Molte ragazze davvero belle hanno dei piedi davvero brutti, e Mindy Metalman non fa eccezione, pensa Lenore, all’improvviso. Sono piatti e lunghi, con le dita strombate e i mignoli afflitti da bottoni di una callosità giallognola che riappare a mo’ di battiscopa sui calcagni, e sul dorso dei piedi sbucano peluzzi neri arricciati, e lo smalto rosso è screpolato e si scrosta a boccoli per quant’è vecchio, mostrando qua e là striature bianchicce."

La scopa del sistema (The Broom of the System, 1987), Fandango, 1999, trad. di Sergio Claudio Perroni


C’era una volta l’estate 2002, e c’ero io che scrivevo la mia tesi di laurea. Che era su un autore della neoavanguardia italiana, uno dei più prolifici; non letterariamente memorabile, forse, ma decisamente notevole per l’uso del linguaggio, la vitalità dell’inventiva verbale, l’uso del pastiche, i bozzetti di personaggi stravaganti, i viaggi surreali, i dialoghi tra ubriachezza e calibrato nonsense.

C’era, dunque, la mia tesi. E c’erano le biblioteche, popolate di obiettori di coscienza adibiti alle più varie mansioni. Sala "catalogo for dummies" della biblioteca X. "Mi scusi, non riesco a trovare…" La sedia girevole cigola e la nuca diventa una faccia. Occhi vellutati, pelle appena olivastra… è il Bello in tutto il suo splendore, impegnato a mettere a fuoco il mio viso su cui sento dipingersi un’espressione tra il sorpreso, l’imbarazzato e l’adorante.

Il Bello era proprio bello, classico nell’armonia delle proporzioni, vicino come una statua di marmo di cui puoi accertare la realtà con una carezza della mano, ma caldo, eppure così evanescente e cerebrale e colto e distratto e disinteressato da volteggiare lontano anni luce da tutte le comuni mortali che aspiravano a concupirlo. 

Ci eravamo conosciuti in facoltà, conversando di autoerotismo: un pomeriggio di gioiosa mortalità in cui ci trovammo simpatici ed io iniziai a capire che avrei fatto meglio a sublimare. E sublimai, davvero tanto, al punto che non credo si sia mai accorto di essere stato il mio più folgorante innamoramento universitario. Sublimavo da un anno almeno, e anzi iniziavo ad essere contenta di averlo perso di vista da qualche mese e di avere "i pesci nella pancia" per la tesi come diversivo, quando l’incontro alla biblioteca X fece riesplodere quell’innamoramento senza speranza in tutto il suo furore.

Non accadde niente. Però frequentai assiduissimamente la biblioteca, spulciai parola per parola i romanzi del "mio" autore e la tesi prese il largo in fretta. I pesci nella pancia si moltiplicarono, anche perché sussultavo al vedere il Bello, sussultavo a ogni appuntamento del lunedì col professore, sussultavo per l’ansia di non farcela a laurearmi a dicembre e quando infine, nel tentativo di distrarmi con altri pensieri, recuperai via internet una vecchia fiamma che studiava all'estero, a cui scrissi una mail che non fu accolta granché bene, mi venne una forte gastrite: finì a Maalox a go-go e dieta in bianco per un mese.

Comunque in quel periodo, mentre gli lanciavo occhiate timidamente sofferenti, il Bello leggeva Verso occidente l’impero dirige il suo corso, di Wallace. In una conversazione volante mi consigliò La scopa del sistema. Acquisto immediato e lettura avida. Un romanzo bellissimo, e non solo perché l’aveva consigliato lui. Una scrittura esuberante, rigogliosa (applausi al traduttore). Mille storie avviticchiate l’una all’altra, scritte una sotto sopra dentro l’altra. Wittgenstein e l’amore, e il controllo – e accettare di perderlo. Lenore Beadsman in Converse, ginger ale e quattro docce al giorno. La nonnina all’ospizio che parla per paradossi wittgensteiniani. L’uccellino Vlad l’Impalatore e teatrini in famiglia. Ironia a palate, e una scena d’amore di una delicatezza perforante. Ma, soprattutto, il linguaggio… Idee e riflessioni che trasportai nella tesi, galvanizzata da quella lettura indimenticabile.

Wallace è uno dei miei autori preferiti, probabilmente quello che rileggo più spesso (anche quando sono in crisi d’ispirazione, o in crisi tout court). Un amore, anche questo.

Il Bello, dopo quell’anno, non l’ho più rivisto. David Foster Wallace ora non è più intervistabile; peccato, mi sarebbe piaciuto un giorno…

14 settembre 2008


ps: Ma voi conoscete davvero qualcuno che abbia davvero letto Infinite Jest? Io confesso di essermi arenata prima della metà. Però di David Foster Wallace mi sono innamorata con fondamento: ho letto davvero tanto di lui (Girl whith curious hair ho provato a leggerlo anche in inglese), anche se l'opera che preferisco è sempre La scopa del sistema

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