9.10.13

Prima vivere, poi filosofare (e scrivere)

C'è una novità nella mia vita da freelance. Anzi, a ben guardare ce ne sono due. La prima è che ho un lavoro - da freelance - che due volte alla settimana mi butta fuori di casa e mi trascina in un ufficio vero con colleghe in carne e ossa, riunioni non virtuali e persino una macchinetta del caffè.

La seconda novità è che ho deciso di essere una freelance felice. Non cerco di spiegare cosa significa: un punto, a volte, dice più di molte parole. Voglio essere una freelance felice perché ho bisogno che quello che faccio conservi un senso per me, che le parole ci siano ancora e che le frasi tornino ad essere robuste, scorrevoli, elastiche e colorite. Ho bisogno, anche, di non sentirmi sempre braccata dall'ansia e dal tempo che fugge, di non disperdermi in mille piccole cose e di concentrarmi sui progetti e le persone a cui tengo.

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Mentre meditavo su questo bisogno di felicità, o meglio su come soddisfarlo, ho letto un articolo intitolato Top 10 Reasons Why Your Writing is Suffering. E' interessante perché, per me, il termometro della mia felicità è proprio la mia scrittura. E a volte mi sembra che il problema sia la scrittura quando invece è quello che ho intorno, o il modo in cui lo vivo.

Per essere freelance felici - e anche capaci - credo sia fondamentale coltivare il giardino che abbiamo intorno: vedere gli amici, andare a trovare le zie, cucinare, viaggiare, spostare i mobili, andare al cinema e al parco, leggere furiosamente e disordinatamente, e darsi il tempo di fare tutto questo. Il "resto", le cose di cui diciamo "lo farò prima o poi, quando avrò tempo", invece è fondamentale e va fatto ora. Non domani o il mese prossimo: ora. Prima vivere, poi filosofare. E anche scrivere. 

Quindi ho deciso: nei miei programmi per l'autunno c'è la piscina e ci sono tante passeggiate, perché sento il bisogno di recuperarmi anche fisicamente. Ci sono le foto e ci sono due attività supersegrete (non illegali, eh! ma siccome le nom tue la chose mi riservo di parlarne più in là), una legata alle parole e una al fare con le mani.

Ho anche capito che per essere una freelance felice devo coltivare progetti che mi fanno veramente felice. Questa consapevolezza, insieme a quella di non poter moltiplicare le ore del giorno per trovare il tempo di vivere, mi sta spingendo a selezionare le cose a cui mi dedico, e anche a trovare nuovi modi di fare le solite cose.

Insomma, è un momento di cambiamento. Non so descriverlo più di così, ma credo che avrò modo di riparlarvene ;)

5 commenti:

  1. Bello. Bello davvero.
    Em

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  2. Bello. Davvero. Grazie.
    (uff, mi hai anche fatto piangere, 'ccidenti!)

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    1. Benvenuta Micaela, grazie! E non piangere (anche se a volte piango anch'io: la vita da freelance lo fa, eh se lo fa).

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  3. ecco…prenderò spunto…devo ancora familiarizzare bene con la mia vita da free-lance. Mi sembra sempre di perdere tempo e di non lavorare sul serio. Forse anche organizzarmi la scrivania sarebbe un primo passo per essere felice .-)

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    1. Ciao Gabriella! La sensazione di perdere tempo... uhm, la conosco.
      Ottima idea quella di iniziare dall'organizzazione della scrivania: "ufficializzare" lo spazio dove si lavora giova anche all'umore, sì :)

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